Don Giovanni tra broccati e fichi d’India

by Isabella Maria (GdM)

«Con uno splendido cast diretto con mano sciolta da Gianandrea Noseda, debutta a Torino l’attesissimo Don Giovanni firmato, alla regia, da Michele Placido. Ed è, soprattutto, una gran festa di musica: Mariella Devia nei panni di Donna Anna e Barbara Frittoli in quelli di Donna Elvira sono quanto di meglio si possa desiderare, per dolcezza, nobiltà, profondità di sentire drammatico e musicalità, oltre che, naturalmente, per la pura bellezza delle loro voci. Degni comprimari Erwin Schrott nel ruolo di cartello, il brillante Leporello di Nicola Ulivieri, la spiritosa Zerlina di Laura Cherici, e poi Massimo Giordano (Don Ottavio), Mario Luperi (il Commendatore), Fabio Maria Capitanucci (Masetto). Peccato che gli interpreti tutti (con l’eccezione di Ulivieri, perfettamente a suo agio nel comunicare le sottigliezze del personaggio), nel muoversi sul palco diano l’impressione di non saper bene che fare, dove guardare, come tenere le mani. Al dramma musicale così ben interpretato, non pare corrispondere insomma una visione teatrale altrettanto azzeccata: il lavoro di Placido, che sposta l’azione in un imprecisato Sud di inizio Novecento, il cui segno più riconoscibile sono dei gran fichi d’India in vaso, è tutto incentrato su un’idea rigidamente funebre della vicenda e dei suoi attori, avvolti dall’inizio alla fine in pesanti drappi di broccato e immersi in una luce livida, notturna, interessante sulle prime, ma alla lunga monotona e ben lungi dall’esprimere la vitalità inarrestabile e sanguigna dell’opera. Alcuni passaggi sembrano semplicemente sbagliati: la posizione dei cantanti durante l’aria di donna Elvira nel I atto, la statua del Commendatore in forma di immobile angelo, l’invito collettivo a cena che snatura il carattere della sfida che sta al cuore del dramma, cancellandone ogni carica blasfema. E per quanto sia pronto a cogliere qua e là i passaggi più francamente comici (quel “Pazzo!” di don Giovanni a Leporello, quando questi lo invita a lasciar perdere le donne, o la precipitosa fuga dello stesso Leporello che raggiunge il suo padrone al cimitero), con il continuo insistere sul pedale del presagio di morte, Placido finisce per deprivare il protagonista proprio di quella statura eroica, da irriducibile scommettitore, che avrebbe inteso invece sottolineare. Caldissimo sucesso alla prova generale di domenica pomeriggio, ripetuto alla prima di ieri sera.»

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