Don Giovanni, un giovane seduttore alla Pergola

by Sandra Salvato (La Nazione)

«Ha il colore della seduzione, e un basso che spalanca le corde vocali all’intraprendenza dei suoi anni. Giovane, anzi giovanissimo in anticipo sull’esperienza del mondo della lirica, il trentaduenne uruguaiano Erwin Schrott sarà Don Giovanni nel dramma giocoso di Mozart da domenica fino al 22 maggio al Teatro della Pergola.

Premiato dal pubblico e dalla critica, riconosciuto da Placido Domingo come una promessa ormai schiusa alle alte pretese del palcoscenico, Schrott conosce per la terza volta i panni del più celebre tombeur de femmes dopo aver rivestito i panni dell’alter ego Leporello nei debutti a Cagliari, Los Angeles e al Covent Garden di Londra.

Timbrica possente, segnale di vantaggio rispetto a un’erudizione occorsa precocemente per diletto, a sei anni il basso latino americano conosceva già i chiaroscuri del pianoforte e un’intensa predisposizione per il vocalizzo.

Distante mille miglia dal personaggio che fu suo all’Opera di Washington, quindi nella recente trasposizione al Teatro Regio di Torino per la regia di Michele Placido, «un’opera ferma, dallo sguardo lontano, focalizzata sull’interiorità», torna al protagonismo con la modestia di un «inesperiente», dove un sorriso e i placidi accenti di ripresa da parte del maestro Zubin Metha segnano l’ennesimo traguardo da raggiungere per ottenere la perfezione.

«Don Giovanni è assolutamente antipatico — marca il bell’interprete — per me è solo una recita, è teatro nella sua pura naturalezza». Sciogliendo dunque ogni affinità elettiva con il Seduttore, si fa largo il pensiero che l’indice fisionomico, tratti marcatamente latini e giocosa solarità, travisi un’asserita condiscendenza per ruoli ironici, divertenti.

Ad onor del vero, il dramma di Mozart, andato in scena per la prima volta a Praga nel 1787, condisce l’immaginario letterario con almeno un paio di spunti burleschi, dove il riso strappa lo sconforto che aleggia, fino alla punizione inevitabile, per tutta la vicenda.

«Mi piace far ridere — dice Schrott — e mi disturba l’idea forte che già dalla scena iniziale si scopra la vera natura del personaggio, praticamente un violentatore. Tuttavia sono convinto che l’unica cosa a cui Don Giovanni è interessato è farsi notare come un diverso, una persona che in realtà non ha nessun scopo sessuale».

E’ dunque lo scandalo che pilota, secondo il protagonista, i bassi intenti del Seduttore, ripagato sul finale da una nemesi divina che riporta tutto alla normalità. Una versione questa, che tra romanzo, commedia e tragedia, si annuncia forse più vicina all’esegesi dell’opera, dove i diversi registri teatrali camminano paralleli ai tanti giochi di ruolo e alla varietà della partitura musicale.

E quando Schrott ammette «interpreto la parte come la farebbe un ragazzo della mia età», c’è da credere che mai nessuna rappresentazione fino alla prima dell’8 maggio, avrà attualizzato più fedelmente l’azione dapontiana, evidenziato una tipologia caratteriale o fatto del retorico ma elegante fraseggio uno stilema della società odierna.

Appassionato di tango, da anni in Italia, il giovane Erwin tornerà al Covent Garden per trasformarsi poi in Figaro ne Le nozze di Figaro a Los Angeles, a Londra e alla Staatsoper di Vienna.»

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