I Lombardi alla prima crociata – Crociate di ieri e di oggi

by Elisabetta Torselli (GdM)

«Si è aperta con I Lombardi alla Prima Crociata la stagione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. E’ di crociate, di “scontro di civiltà” che si parla, e dunque far finta di niente sarebbe forse impossibile. Ma l’attualizzazione, nelle scene iperstilizzate e in verità alquanto brutte di Kevin Knight, ha preso davvero la mano al regista Paul Curran, in un’orgia di tute mimetiche, truppe d’assalto, pellegrini con zainetto simil-Papa boys and girls, allusioni (nella famosa “battaglia” strumentale) alle torture di Ahbu Graib e Guantanamo, preoccupandosi il regista scozzese di esprimere la sua più che legittima posizione contro le guerre di oggi, ma restando fondamentalmente estraneo allo spirito del melodramma romantico, i cui nodi drammatici erano abbandonati ad una certa qual genericità di intenti e di espressione. Chi ha reso davvero giustizia ad una doverosa rilettura del giovane Verdi in tutti i suoi aspetti è stato Roberto Abbado, nell’infiocchettatura gagliarda e battagliera ma anche nel respiro romantico che può rendere ispirato ed emozionante il famoso chitarrone verdiano (ci è sembrata questa la dote migliore della direzione a partire dal grande concertato del primo quadro), nell’evidenza dell’isolato splendore di gioielli melodici come “La mia letizia infondere” e della sublimità di episodi come il terzetto Oronte-Giselda-Pagano, che spiccano in una partitura raramente “bella”, tutt’altro, ma carica dell’energia drammatica verdiana. Cast pienamente soddisfacente, in cui spiccavano Erwin Schrott, Pagano, con la sua voce di basso-baritono fresca e molto bella e la sua presenza scenica di impatto immediato (ma più credibile come fascinoso bandito che come eremita macerato nella penitenza), Ramon Vargas, un Oronte apparso senza pecche nella scienza del canto, e Dimitra Theodossiou, generosa e convincente soprattutto nello scatto eroico delle cabalette. Trionfo finale per il cast e il direttore e unanime, rumorosa e inappellabile condanna per la messinscena.»

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