Le Nozze di Figaro – Ordinaria amministrazione nell’anno mozartiano

by Barbara Diana (GdM)

«Per commemorare l’anniversaro mozartiano la Royal Opera mette in scena una nuova produzione de Le Nozze di Figaro, che mancava dal Covent Garden dal 1995, un periodo decisamente lungo per quella che è una delle opere più popolari del suo repertorio. Tuttavia è improbabile che la presente produzione rimanga negli annali. Per ragioni note solo a lui, il regista David McVicar traspone l’azione dalla Siviglia di fine Settecento alla Francia pre-Luigi Filippo, una decisione che non si preoccupa di spiegare in un articolo pubblicato nel programma di sala. A noi basti sapere che il palcoscenico è la sua piattaforma per l’auto espressione, e che le sue motivazioni sono di carattere puramente teatrale. Come in altre sue produzioni, la messa in scena è caratterizzata da eleganza visiva e grande attenzione al dettaglio, in questo aiutata dalle scene ed i costumi di Tanya McCallin. Allo stesso tempo, una certa ecletticità drammaturgica pare mancare di visione d’insieme, e la tensione drammatica tende a disperdersi in quelle che sembrano essere una serie di soluzioni momentanee. Forse è una conseguenza il fatto che il cast manchi d’unità, pur fornendo considerevoli prestazioni individuali: Erwin Schrott è un Figaro imponente, sia dal punto di vista vocale che drammatico, anche se occasionalmente la sua performance sembra mancare di disciplina, e Gerald Finley è un ottimo Almaviva. La contessa di Dorothea Roschmann rifulge nell’intimità delle due arie, e Miah Persson crea un momento magico con la sua esecuzione di Deh vieni.
L’orchestra della Royal Opera, diretta da Antonio Pappano, produce a tratti un suono stranamente angolare, con alcune scelte di tempo discutibili (specialmente nei recitativi, a volte decisamente frenetici), che contrastano con il tono generale della lettura.»

Comments are closed.

%d bloggers like this: