Torna alla Scala con successo il Don Giovanni della Vespa — 02/02/2010

by Enrico Girardi (Corriere della Sera)

«È ancora una bella edizione di Don Giovanni, quella in scena in questi giorni alla Scala con la regia di Peter Mussbach. Nel 2006 la «battezzò» Gustavo Dudamel, che in un certo senso era lui il «battezzando», consideratane l’ inesperienza teatrale. Non mancava di difetti ma recava con sé sia appunto la gioia di vivere del giovane direttore pieno di talento sia lo stupore per una messinscena recitata dalla a alla zeta, che sapeva raccontare quella storia e le sue ambiguità in un contesto scenografico che tanto povero non s’ era mai visto: due pareti mobili, una Vespa (la famigerata Vespa che fece tanto discutere) e un ombrellino bianco. Oggi è ancora così, a dimostrazione che gli spettacoli che funzionano non invecchiano. Tutt’ al più si notano alcuni dettagli discutibili, come Masetto che non perdona Zerlina dopo quel saggio di seduzione che è «Vedrai carino». E poi, se è vero che lo spettacolo vive del contrasto tra il rigore dell’ impianto scenico (chi studiasse le relazioni tra situazioni drammatiche, luci e posizionamento delle pareti, scoprirebbe quale studio strutturale sta a monte della realizzazione) e la libertà degli interpreti di «riempire» gestualmente questo spazio astratto, è anche vero che tale libertà va arginata e che il presunto spontaneismo (in verità il bagaglio di una lunga militanza interpretativa) di questo Don Giovanni (Schrott) e di questo Leporello (Esposito) è un po’ sopra le righe. Ma resta Don Giovanni esemplare: moderno nel linguaggio, tradizionale nella concezione. A differenza di Dudamel, Louis Langrée debutta alla Scala forte di una consolidata esperienza, in particolare proprio sul terreno mozartiano. E infatti la sua è una concertazione ineccepibile, i tempi mai troppo né troppo poco, i colori calibrati, gli accenti e i fraseggi accurati. Forse è fin troppo corretto. Manca un po’ di grinta e non sarebbe male, data l’ acustica della Scala, che aggiungesse un paio di leggii. Ed è tutto da dimostrare che ai momenti solenni (le arie dell’ atto II di Donn’ Anna e Donna Elvira) si debbano associare metronomi così lunghi. Erwin Schrott, Alex Esposito, Carmela Remigio, Emma Bell, Juan Francisco Gatell, Veronica Cangemi, Mirco Palazzi e Georg Zeppenfeld formano un cast eccellente.»

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